
Frisbee – una storia d’amore
spettacolo inserito nella rassegna Ra-dici e nel Prologo de La Stagione dei Teatri
Creazione Spazio A Teatro
Drammaturgia Silvia Rossetti
Regia Camilla Berardi e Marco Montanari
Con Rendy Anoh, Camilla Berardi, Marco Montanari, Silvia Rossetti, Marco Saccomandi
Sound design e live electronics Davide Salvadori
Aiuto regia Irene De Simone
Scenografia Marco Montanari
Luci Alice Cottifogli e Marco Montanari
Tecnica Alice Cottifogli e Simone Trerè
Costumi Giulia Merlini
Contributo audio Pietro Mengozzi
Organizzazione Virginia Baldani, Eleonora Poli
Produzione Spazio A Teatro
Si ringraziano i partecipanti al laboratorio Mechanè
Durata 70 minuti
Quattro attori, un frisbee e un bando teatrale in scadenza tra 36 ore. Inizia così un’indagine metateatrale serrata e ironica che mette a nudo le ambizioni, i fallimenti e le fragilità di una generazione di artisti che fatica a trovare il proprio posto nel panorama culturale contemporaneo.
L’azione si muove su un doppio binario: da un lato, la ricerca di un “gesto perfetto”, il lancio del frisbee come metafora della ricerca artistica, fatto di tecnica, rotazione e una necessaria dose di “leggerezza” per non cadere al suolo. Dall’altro, l’urgenza di una risposta esistenziale: il parallelismo tra la dedizione al teatro e l’amore relazionale. Entrambi richiedono fede, sacrificio e una continua lotta contro la sensazione di “arrivare tardi” a un futuro che sembra già averci dimenticato o bollato come “superficiali ed emotivamente inabili”.
Attraverso dialoghi taglienti, rotture della quarta parete e incursioni di voci dal futuro, i protagonisti si chiedono se valga ancora la pena “lanciare il disco” o se sia più onesto ammettere che l’arte e l’amore siano solo forme di resistenza contro l’inadeguatezza personale. Frisbee non è solo lo studio di una messa in scena, ma il ritratto corale di una “scossa” necessaria: quella che trasforma la frustrazione in un gesto vitale, ricordandoci che, come una pianta di cappero che cresce tra le rocce aride di una serra abbandonata, la passione teatrale (e quella umana) resiste semplicemente perché è nella sua natura farlo.
Frisbee – Una storia d’amore nasce dall’urgenza di esplorare il cortocircuito tra la creazione artistica e la dimensione utilizzando il metateatrale esercizio di stile, ma come lente d’ingrandimento. La regia si focalizza sul parallelismo tra l’atto del “mettere in scena” e l’atto di “amare”: in entrambi i casi ci si espone al rischio del fallimento, al peso dell’aspettativa e alla necessità di una fiducia cieca nell’altro. L’immagine del frisbee diventa uno spunto visivo e concettuale della messinscena: un oggetto che per volare necessita di una spinta impressa, di una rotazione costante e, soprattutto, di qualcuno pronto a riceverlo. È la metafora perfetta di un teatro che rifiuta l’autoreferenzialità per cercare disperatamente una connessione. La regia lavora su un ritmo serrato, quasi sincopato, che riflette l’ansia di una generazione “in scadenza”, costantemente in lotta con il tempo e con la sensazione di inadeguatezza. Lo spettacolo si interroga su cosa rimanga della passione quando questa viene filtrata dalle dinamiche di un bando o dalle scadenze della vita adulta. Attraverso una recitazione che oscilla tra il realismo cinico e l’abbandono lirico, si vuole stimolare nel pubblico un recupero dell’emotività pura. L’obiettivo è trasformare il palcoscenico in uno spazio di onestà, dove il teatro torna a essere, come l’amore, un gesto necessario di resistenza e vitalità.

