Storie brevi - Nulla di troppo intimo | Focaraccio-Serantoni

Luogo

Artificerie Almagià
Ravenna
Categoria

Data

Set 12 2019

Ora

21:00

Storie brevi-Nulla di troppo intimo

Vetrina della giovane danza d’autore
di e con
Maria Focaraccio e Maria Giulia Serantoni
suono e disegno luci Andrea Parolin

 

La performance genera forme dialogiche che compongono frammenti coreografici dove la sempre diversa relazione tra le interpreti mappa un’invisibile costellazione nello spazio, definendo codici di possibili nuovi lessici. Attraverso la
sincronia, il contatto, il confronto, sovrapposizioni e incastri, i due corpi diventano territori in cui tracciare connessioni.
Il duo si confronta con il tentativo di andare al di là del senso più comune di antinomia e contrapposizione. L’etimologia della parola dialogo (dal greco dia -in mezzo a/fra- e logos -nella sua accezione più ampia ragione/significato/parola) supporta la natura della ricerca; l’aspetto che emerge come caratteristico del dialogo, infatti, è la sua medietà, il suo stare in mezzo, il suo dividere unendo. Ogni incontro e connessione genera una possibilità per il superamento dell’antitesi: l’eterogeneità si fa fonte di scambio, la divisione diventa condivisione e partecipazione, l’alterità coesione e complicità.
È possibile osservare il dualismo dei corpi come sintesi dei meccanismi di relazione? La scelta del frammento come
strumento per svolgere l’intreccio offre la possibilità di esulare da un’organizzazione narrativa lineare e concentrare
l’atto performativo sull’essenza dell’azione, ponendo lo spettatore in uno stato di osservazione e compartecipazione
all’esperimento sulla dualità. Lo spettacolo apre volutamente spazio ai dubbi, alle esitazioni e ai malfunzionamenti;
negli spazi mancanti, nei silenzi, nei non-detti si celano i fragili meccanismi che dispiegano la successione degli eventi, dove il pensiero e l’azione vengono sospesi per lasciare riverberare l’eco di ciò che è appena stato. In questo susseguirsi di atti, la simultaneità di esistenze parallele scrive una coreografia in cui linee e materia, insuccessi e giochi, collidono,