Compagnia Simona Bertozzi-Nexus / Joie de vivre / prova aperta

Luogo

Mondaino
Teatro Dimora
Categoria

Data

Dic 02 2018

Ora

18:00 - 20:00

Joie de vivre – prova aperta

Prova aperta a seguito della seconda residenza creativa a L’arboreto – Teatro Dimora ( 26 novembre > 3 dicembre) per la ricerca e la produzione del nuovo spettacolo Joie de vivre.

progetto Simona Bertozzi, Marcello Briguglio
ideazione e coreografia Simona Bertozzi
danza Wolf Govaerts, Manolo Perazzi, Sara Sguotti, Oihana Vesga
canto Giovanni Bortoluzzi, Ilaria Orefice
musica e regia del suono Francesco Giomi
dramaturg Enrico Pitozzi
set e luci Simone Fini
costumi Katia Kuo
foto e video Luca del Pia
organizzazione e promozione Beatrice Capitani
ufficio stampa (Nexus) Michele Pascarella

una produzione ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Associazione Culturale Nexus
con il contributo di MIBAC, Regione Emilia Romagna – Fondo Regionale per la Danza d’Autore con il sostegno di Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto; L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino

“La vera felicità rappresenta il grande dilemma se non di tutti, quanto meno dei più saggi.” Pierre Zaoui

Joie de vivre è un pensiero in forma coreografica che si rivolge all’universo vegetale, il più antico e diffuso del pianeta, al fine di ricercare quelle attitudini emergenti che si mettono in atto nell’incessante tentativo di giungere a uno stato di felicità.
Joie de vivre si rivolge a questa inesausta interrogazione dello stare tra le cose; è una propulsione organica che attraversa e configura atteggiamenti anatomici e risposte ambientali nell’esperienza di sé, degli altri, del territorio, del proprio habitat.
Tutto questo lo fa guardando l’universo vegetale, per coglierne inclinazioni arborescenti e rizomatiche, cambiamenti di stato incorporati in una logica di ostinate azioni di resistenza e trasformazione, capacità tattiche, mobilità dei confini, assemblaggi di comunità transitorie.
Joie de vivre dice di un’inclinazione naturale degli enti, di comportamenti emergenti e di relazioni polifoniche tra eventi ed elementi. In questi territori di confine, gli approdi non sono uniformi e le singolarità irrompono nel continuum dinamico dell’ambiente per conservare l’urgenza elementare della propria esistenza.
Joie de vivre predilige così la variazione di scala, in cui le variabili ritmiche scandiscono e orientano la composizione coreografica in gesti la cui origine vegetale è cercata nella profondità dei corpi, nelle infinite spazializzazioni dell’anatomia.
Joie de vivre è dunque intelligenza vegetale non teleologica. In essa non c’è progetto, direzione o scopo, nessun obiettivo verso cui tendere; solo un «fare spazio», tracciare un territorio in cui le cose accadono e l’inatteso è accolto come un’epifania.

www.arboreto.org